Bio in farmacia: perché ignorarlo?

Bio in farmacia: perché ignorarlo?
Portare i prodotti Bio in farmacia, dalla cosmesi all’alimentazione: che occasione.


Sono ancora pochi i farmacisti italiani che hanno colto l’evoluzione del commercio relativo ai prodotti “bio”.
Non parliamo, ovviamente, di incapacità ma di una scarsa recettività di un trend altamente redditizio che sarebbe un peccato continuare ad ignorare.

Cosmetici bio in Italia: una panoramica

Il fatturato globale del settore cosmetico oggi vale circa 11 miliardi di euro, con un impatto positivo dell’export del +12%. Nello specifico, in Italia il valore dei cosmetici supera i 9.900 milioni di euro. Il canale delle farmacie per questo ambito è, però, in forte rallentamento, mentre cresce sempre di più quello delle erboristerie.

Il responsabile del Centro Studi di Cosmetica Italiana - Gian Andrea Positano – spiega, in un’intervista rilasciata ad Ansa, che: «Il valore delle vendite nel canale erboristeria e nei monomarca delle aziende specializzate vale 460 milioni di euro. Stimiamo in circa l’8% la quota naturale dei consumi cosmetici “green” sul totale, considerando non solo le erboristerie ma anche gli altri canali, compreso l'e-commerce».

Il motivo di questo trend è sicuramente l’acquisizione di maggiore consapevolezza da parte del consumatore finale. Oggi, infatti, egli ha mediamente imparato a leggere l’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) del prodotto, ossia la lista degli ingredienti presenti sul retro della confezione. E anche qualora non sappia farlo, ha a disposizione decine di App che con pochi e semplici passaggi lo leggono per lui, dando un responso circa la vera qualità del prodotto.

La semplice dicitura “BIO” sul prodotto, di per sé, lascia dunque il tempo che trova.


Bio in farmacia: nei panni del cliente

In veste di cliente, sarà capitato a tutti di entrare in farmacia per acquistare ad esempio un olio per smagliature e leggere al primo posto tra gli ingredienti “Paraffinum Liquidum”, ovvero un derivato del petrolio, prodotto evidentemente non di origine naturale. Stesso discorso per quei burro-cacao che hanno al primo posto dell’INCI la Cera Microcristallina.

Secondo l’indagine ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) sul mercato al consumo dei prodotti biologici in Italia, per i negozi specializzati il fatturato al consumo si aggira sui 761 milioni di euro (il 35,5% dell’intero valore del mercato biologico al dettaglio).

Dei restanti canali, le farmacie rappresentano il solo 5,1% del mercato.

Queste, evidentemente, non hanno colto un’ottima opportunità per fidelizzare un determinato target di clienti, rinunciando certamente ad aumentare il fatturato ed aprendo il campo, inevitabilmente, a nuove aziende, come ad esempio le bio-profumerie, che in Italia sono aumentate del 114% tra il 2013 e il 2014.

Niente drammi: siamo ancora all’inizio di questo processo, per cui c’è ancora tanto margine per il farmacista-imprenditore, con visione prospettica, che voglia dare una svolta “green” alla propria azienda, portando vantaggi concreti al cliente oltre che ovviamente a se stesso ed alla sua attività.

Il bio in farmacia aumenta il fatturato e la felicità del cliente: perché rinunciarvi?


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