Ema assegnata ad Amsterdam

Ema assegnata ad Amsterdam

Incredibile beffa per Milano e per l’Italia tutta. L’Ema, l’Agenzia europea per il farmaco, in seguito alla Brexit ha dovuto trasferire la propria sede da Londra. La città lombarda era tra le più autorevoli candidate per l’assegnazione, tra un ventaglio di più di dieci outsider, perdendola in extremis per… un sorteggio.

Il sorteggio beffa Milano: l’Ema ad Amsterdam

La manifestazione per l’assegnazione si è tenuta a Bruxelles e si è conclusa al terzo turno con un sorteggio. La favorita della vigilia, Bratislava, è stata sin da subito messa in secondo piano, probabilmente per logiche geopolitiche: la sede dell’Ema conta circa 900 dipendenti e molti non avrebbero accettato il trasferimento in una città di «secondo piano». Il primo turno della votazione segreta vedeva in testa Milano con 25 voti, seguita da Amsterdam e Copenhagen con 20. Al secondo turno, Milano si è confermata prima con 12 voti, seguita da Amsterdam a 9 e Copenhagen a 5: a questo punto, la “finale” tra la città italiana e quella olandese si è conclusa con un pareggio a 10, vista l’astensione della Slovacchia e l’evidente cambio di voto di un’altra nazione. Il sorteggio, la pesca di un bussolotto da una teca, così come avviene con la Champions League, ad esempio, ha premiato Amsterdam.

Le conseguenze della perdita dell’Ema per l’Italia

Il doppio vantaggio di Milano nelle votazioni è sintomatico del lavoro preparatorio a questa votazione. «Nelle prime due valutazioni – sostiene il sindaco della città meneghina Sala Milano era in testa per il valore del dossier e della candidatura. Dopo, sono avvenute le telefonate tra i governi». Sulla stessa lunghezza d’onda Roberto Maroni, governatore della Lombardia: «Eravamo prontissimi. Il dossier di candidatura era ottimo, come confermato dalle prime due votazioni. C’è grande delusione – continua – ma anche la consapevolezza di aver fatto il possibile. Il sorteggio è il paradigma di un’Europa che non sa decidere». Perdere in questo modo l’Ema significa perdere, leggiamo da Repubblica.it, «900 dipendenti, 36mila visitatori con il loro bagaglio di notti in hotel e pranzi al ristorante, un budget da 325 milioni di euro tra stipendi e spese e soprattutto un indotto che la Bocconi ha stimato in circa 1,7 miliardi di produzione aggiuntiva e 860 occupati in più all'anno».

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